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Una giovane disarmata e disarmante

La comunità ha celebrato con solennità la memoria della beata vergine Agata

Giovedì 5 febbraio

Il vescovo Antonio, aprendo la sua omelia nel giorno della memoria liturgica di S. Agata, ha ricordato che anche la sua città (Camerino) ha un patrono martire giovanissimo: S. Venanzio. Come lui, anche Agata è una giovane disarmata e disarmante, che ha vissuto il martirio come i protagonisti del libro dei Maccabei proclamato come prima lettura. Proprio dando voce alla scrittura, il vescovo Napolioni ha ricordato che la dimensione del martirio in qualche modo è connaturale all’esperienza cristiana: Paolo, infatti, invita i credenti a rallegrarsi della persecuzione che permette di partecipare alle sofferenze di Cristo. Il martire, il credente che dà la sua testimonianza, è chiamato a fidarsi e a continuare a fare il bene. Da qui la domanda scottante: “Ce la facciamo a dire che il martirio è normale? E poi chi ci perseguita?”

Il vescovo ha proseguito cercando di rispondere: “Qualche volta ci perseguitiamo da soli, schiavi delle nostre paure o in balia dei desideri”, altre volte è il mercato a volerci schiavi e le sue logiche generano depressione, solitudine, individualismo. Altre volte ci perseguita il pessimismo, per cui anche le logiche della vendetta e della violenza ci sembrano normali.

Per uscire da questa persecuzione dai contorni frastagliati occorre lasciarsi addomesticare dal Signore: il nostro errare (il nostro perderci e il nostro sbagliare) diventa occasione perchè il Signore possa manifestare la sua forza. Essere cristiani, professarlo apertamente non assume i toni del manifesto politico gridato contro altri, ma attestazione gioiosa di essere discepoli innamorati piuttosto che scrupolosi, pieni di quello Spirito che ci consente di camminare in questo tempo critico ma non maledetto.

Significativa la presenza alla celebrazione delle aderenti all’associazione APOM (Associazione Patologia Oncologica Mammaria) devote alla santa martirizzata proprio alle mammelle: la presidente ha recitato a nome di tutte la preghiera di intercessione alla santa per chiedere guarigione e salute. Hanno animato la celebrazione alcuni componenti del Coro Facoltà di Musicologia che da anni si ritrova per le sue prove negli ambienti delle nostre parrocchie.

Sabato 7 febbraio

Nel teatro C. Ferrini gremito come non si vedeva da tempo, sono stati presentati i preziosi reliquiari delle sante Agata e Firmina dopo il loro recente ripristino.

A inquadrare nel suo senso più profondo l’operazione è stato don Daniele Piazzi, direttore dell’ufficio liturgico diocesano: il culto delle reliquie dei santi – che ha conosciuto vicende alterne nella storia della chiesa – dice il bisogno di avere un luogo e un segno tangibile per non perdere la memoria di coloro che hanno seguito il Signore con perseveranza e coerenza. I martiri prima e poi gli altri santi ci ricordano il nostro impegno di sequela e testimonianza: la presenza delle loro spoglie mortali si fa memoria che spinge a vivere in conformità con il Vangelo.

La prof.ssa Mariella Morandi, storica dell’arte e autrice del corposo volume sulla chiesa di S. Agata, ha poi fornito alcune coordinate storico artistiche per collocare correttamente i due preziosi manufatti. Il reliquiario di S. Agata (datato 1755) sostituisce quello perduto di foggia gotica: la traslazione della reliquia della santa coincide anche con la scoperta (all’epoca attestata dai fisici e dai chirurghi presenti) che non si trattava della scapola – come ritenuto fin dal Medioevo – ma dell’osso iliaco. Il tabernacolo dove alloggia la reliquia della santa catanese si fa apprezzare per le lavorazioni a sbalzo, cesello e incisione e per la finezza con cui è progettato e composto.

Affascinante anche la vicenda del reliquiario di santa Firmina, santa anticamente venerata nella cripta della prima chiesa di S. Agata e la cui memoria è stata recuperata nell’Ottocento anche grazie al permanere delle sue reliquie, che presenta parecchi rimaneggiamenti soprattutto nella parte inferiore ma che nella sua parte centrale di forma esagonale corrisponde al manufatto cinquecentesco attestato dalle fonti. La ripulitura ha messo in luce alcune iscrizioni che – integrate con quelle ritrovate in un inventario della fine del 500 – hanno portato a scoprire il committente dell’opera e l’artigiano della famiglia Cambi che l’ha realizzata. Pregevolissima l’effigie della santa, di grande finezza e forza espressiva, ed estremamente eleganti le parti lavorate a niello.

La perizia dell’artigiano Achille Saulle ha permesso di apprezzare moltissimi dettagli e di cogliere le fasi della realizzazione delle due opere.

Domenica 8 febbraio

La comunità si è riunita anche nel giorno del Signore per fare memoria del martirio di Agata, che ha trovato grande consonanza nelle letture della Scrittura, in particolare nel vangelo in cui Gesù paragona i discepoli al sale e alla luce.

Ha presieduto l’Eucaristia il vescovo di origine cremonese dom Carmelo Scampa, per lunghi anni fidei donum e poi vescovo in Brasile. Nella sua omelia, dom Carmelo ha consegnato ai presenti tre pensieri:

  1. Il martirio di Agata riletto dalle immagini del sale e della luce: Agata oppone alla violenza il coraggio e la perseveranza. La testimonianza cristiana non si attua strombazzando la propria adesione al Signore, ma manifestando le proprie opere buone secondo lo spirito delle Beatitudini.
  2. L’abitudine alla concretezza della fede, recuperando quegli atteggiamenti che anche il profeta Isaia richiama per non avere una fede debole. In particolare, l’accoglienza, la condivisione, l’attenzione anche a chi ci è più vicino.
  3. La fiducia in Dio che ci rende testimoni nel nostro tempo: nel momento della prova e del conflitto Agata dimostra che è Dio a mettere in bocca ai deboli che si affidano a lui la parola che confonde i potenti e i sapienti.

Ha concluso i giorni di festa il canto del vespro: le parole delle antifone e dei salmi hanno nuovamente dialogato con la bellezza degli affreschi del Campi che raccontano il coraggio disarmato della giovane Agata.