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Amati come figli

In una chiesa inondata dalla luce tagliente del sole invernale, si è ritrovata la comunità cristiana delle nostre parrocchie domenica 11 gennaio per celebrare con solennità la memoria del vescovo Ilario. Ha presieduto la celebrazione il vescovo emerito Dante, presenza ormai costante e familiare in questa occasione così solenne, che ha visto una discreta partecipazione di fedeli ed è stata impreziosita dal servizio dei ministranti e della schola cantorum dell’UP.

Nella sua omelia sulle letture del Battesimo del Signore, il vescovo Dante ha innanzitutto richiamato l’attenzione su Gesù, uomo come tutti, in fila per ricevere il battesimo di purificazione di Giovanni, il gesto di attesa della salvezza e del Messia. La straordinarietà del gesto del Signore è suggellata dalla voce dal cielo “… il figlio mio l’amato”. Questa voce è anche per noi: anche noi amati come Dio ama il Figlio unigenito.

La grande scena del vangelo di Matteo mette quindi davanti agli occhi i due grandi misteri della Trinità e della divino-umanità di Gesù che hanno occupato gran parte della vita e dell’impegno di s. Ilario. Il riconoscimento della nostra dignità di figli di Dio, ricevuta in dono con il Battesimo, chiede che la fede sia accolta e approfondita e che non rimanga una dimensione in qualche modo esteriore alla nostra vita.

S. Ilario è luminoso esempio di come il dono della fede si traduca in pensiero, approfondimento, interiorizzazione: senza essere pensata la fede non ha radici. Così il vescovo Dante ha mosso un appello a tenere nella giusta considerazione la catechesi e ogni altra occasione formativa che permetta a ciascuno di mettere al centro la fede, di farla diventare senso delle cose piccole e grandi di ogni giorno.

Da ultimo il vescovo Dante si è rivolto ai genitori che hanno chiesto e ancora chiedono il Battesimo per i loro figli, perché non prendano alla leggera l’impegno di educazione a questa fede, che entra nel cuore e nella vita

La giornata è proseguita con la tradizionale tombolata in oratorio: un momento semplice ma sentito per sentirsi comunità.